Stiamo Scrivendo per le IA o per le Persone? La Verità Scomoda sul Futuro dei Blog, di Google e della Monetizzazione Online
Negli ultimi mesi mi sono posto una domanda che, se lavori online, probabilmente ti sta girando in testa anche a te:
ha ancora senso scrivere articoli oggi?
Non lo chiedo per provocazione, ma per frustrazione reale. Frustrazione di chi passa ore a studiare, testare, scrivere, pubblicare, ottimizzare… e poi vede gli utenti ottenere la risposta direttamente da un’IA, senza mai arrivare sul sito.
Il punto non è la tecnologia. Il punto è il rispetto del valore.
Il grande elefante nella stanza: le IA stanno diventando il vero motore di ricerca
Diciamolo chiaramente: una parte enorme delle persone non usa più Google come prima.
Molti oggi:
- chiedono tutto alle IA
- non cliccano link
- non leggono articoli completi
- non vedono banner
Il risultato?
I contenuti vengono “assorbiti”, sintetizzati, rielaborati… ma chi li ha creati resta invisibile.
Ed è qui che nasce la rabbia. Non perché l’IA esiste, ma perché il sistema si regge sul lavoro altrui senza un ritorno equo.
Il caso New York Times non è un capriccio: è un segnale
Quando una testata come il New York Times avvia azioni legali contro l’uso dei propri contenuti da parte delle IA, non lo fa per nostalgia.
Lo fa perché ha capito una cosa fondamentale:
se il contenuto diventa materia prima gratuita, il modello editoriale muore.
E no, questo problema non riguarda solo i grandi giornali. Riguarda anche:
- blogger indipendenti
- SEO specialist
- creatori di nicchia
- chi costruisce progetti da zero
Chi dice “tanto i blog sono morti” spesso non ha mai provato a costruirne uno serio.
Scrivere oggi: stiamo davvero facendo SEO o stiamo addestrando le IA?
Domanda scomoda, ma necessaria.
Ogni articolo pubblicato:
- entra negli indici
- viene letto
- viene interpretato
- viene sintetizzato
E spesso la risposta finale arriva all’utente senza che il sito venga mai visitato.
Questo crea un cortocircuito enorme:
chi produce valore perde traffico, chi consuma valore non restituisce nulla.
E Google? Capisce l’esperienza o guarda solo se “l’argomento è già trattato”?
Qui serve chiarezza.
Google non penalizza un argomento perché “già trattato”. Penalizza contenuti inutili, vuoti, generici, intercambiabili.
La differenza oggi non è il tema, ma:
- l’angolazione
- l’esperienza reale
- la capacità di risolvere un problema concreto
Un articolo vale se:
- nasce da una situazione vera
- mostra errori, tentativi, risultati
- dice cose che non si trovano nei primi 3 risultati
Questo è ciò che Google chiama esperienza. Ed è anche ciò che le IA faticano ancora a replicare davvero.
Originalità non significa inventare: significa esporsi
Molti confondono originalità con fantasia.
In realtà, essere originali oggi significa:
- prendere posizione
- dire cosa ha funzionato e cosa no
- raccontare il dietro le quinte
È rischioso? Sì. È copiabile? Molto meno.
Ed è proprio questo tipo di contenuto che:
- costruisce fiducia
- costruisce brand
- viene citato (anche dalle IA)
La monetizzazione: il vero nodo che nessuno vuole affrontare
Parliamoci chiaro.
Scrivere per informare è nobile. Ma scrivere senza alcun ritorno, nel lungo periodo, è insostenibile.
Ad oggi:
- AdSense rende sempre meno
- il traffico è più volatile
- le risposte rapide riducono i click
E allora la domanda diventa:
come sopravvive un progetto editoriale?
La risposta non è una sola, ma passa da:
- servizi diretti
- consulenze
- prodotti propri
- community
Chi basa tutto solo sulla pubblicità è destinato a soffrire.
Il futuro dei blog: declino o trasformazione?
I blog non spariranno. Ma cambieranno.
Diventeranno:
- più verticali
- più schierati
- meno “piacevoli”
- più utili
Chi continuerà a scrivere articoli anonimi, generici, uguali a mille altri… sì, quello sparirà.
Chi invece:
- costruisce autorevolezza
- espone la propria visione
- accetta il conflitto
avrà ancora spazio.
Scrivere oggi è un atto di resistenza (non di nostalgia)
Scrivere oggi significa:
- accettare che il gioco è cambiato
- non fingere che vada tutto bene
- adattarsi senza svendersi
Non è romanticismo. È strategia.
Perché chi smette di produrre contenuti di valore lascia il campo libero a chi li rielabora senza averli mai creati.
Conclusione: la rabbia serve, se è incanalata
Sì, c’è rabbia. C’è frustrazione.
Ma c’è anche lucidità.
Questo articolo non è contro le IA. È contro un sistema che rischia di dimenticare chi il valore lo crea.
Chi continuerà a scrivere con esperienza reale, identità e utilità concreta non sarà invisibile.
Non subito. Ma nel tempo.
E io ho scelto da che parte stare.
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