Ieri, in chat con un cliente storico, è successa una cosa che mi ha fatto riflettere parecchio. Non perché fosse nuova — anzi, è una situazione che sento sempre più spesso — ma perché, detta così chiaramente, mette a nudo una verità che nel mondo dei servizi SMM molti fingono di non vedere.
Questo cliente, con cui collaboro da tempo, mi dice senza troppi giri di parole: “Sto comprando alcuni servizi SMM da un fornitore asiatico. I prezzi sono ridicoli rispetto ai pannelli europei”.
Non mi sono stupito. Chi lavora in questo settore sa benissimo che Asia = prezzi bassissimi. Bangladesh, India, Indonesia, Pakistan, Vietnam: è lì che sono nate le grandi farm di follower, like, visualizzazioni. È un dato di fatto, non una teoria.
Gliel’ho detto chiaramente: “Sì, da quelle parti sono maestri. È lì che sono nate le grandi farm. Su questo non ci piove”.
Ma subito dopo ho sentito salire quella sensazione che conosco bene: una rabbia fredda. Non isterica. Lucida. Perché c’è una parte della storia che quasi nessuno racconta.
Il vero motivo per cui i prezzi asiatici sono così bassi
La domanda che ho fatto al cliente è stata semplice, quasi banale: “Secondo te, in quei paesi chi paga le tasse come le paghiamo noi?”
Silenzio.
La risposta è ovvia, anche se fa male ammetterlo. In gran parte di quei contesti:
- i controlli sono minimi o inesistenti
- la pressione fiscale è ridicola rispetto all’Europa
- molti operano in zone grigie o totalmente fuori da qualsiasi schema regolamentato
In Europa — e in Italia in particolare — la situazione è l’opposto. Qui non ti contano solo i ricavi: ti contano anche i peli del culo. Ogni euro che entra viene tracciato, ogni attività online, prima o poi, viene osservata.
Puoi anche partire “in sordina”, sperare di non farti notare all’inizio, ma la verità è una sola: prima o poi devi sistemare tutto. E quando lo fai, iniziano i dolori.
Tasse, contributi, costi di gestione, piattaforme, commissioni. Tutto questo pesa. E pesa tanto.
È per questo che un pannello europeo serio non potrà mai competere sul prezzo puro con un pannello asiatico. Non perché sia meno bravo. Ma perché gioca una partita completamente diversa.
Prezzo basso non significa servizio migliore
Ho fatto un esempio molto concreto al cliente, senza girarci intorno.
“Mettiamo che lo stesso servizio lo paghi $0.10 su un pannello asiatico e $0.15 sul mio. La differenza è di cinque centesimi.”
Cinque. Centesimi.
Ora la vera domanda è: quanto vale la tua tranquillità?
Perché se quell’ordine asiatico va male, se c’è un drop anomalo, se il refill non parte, se il servizio si blocca… cosa succede?
Succede che:
- devi aprire un ticket sul pannello
- non hai nessun contatto diretto
- non sai chi c’è dall’altra parte
E spesso quei ticket non li legge nemmeno una persona. Sono risposte automatiche, script, bot programmati per prendere tempo, per sfinirti, per farti smettere di scrivere.
Loro giocano sui numeri. Quantità, non qualità.
La differenza che fa davvero la differenza
A quel punto gli ho detto una cosa che per me è ovvia, ma che molti sottovalutano:
“Tu ora sei qui, in chat su WhatsApp, a parlare con me. Hai un problema su un ordine, e io sono qui a risolverlo.”
Io ci metto la faccia. Ci metto il nome. Ci metto il tempo.
Rispondo su WhatsApp. Rispondo anche la domenica. E no, non lo dico per vantarmi. Lo dico perché è una scelta.
Una scelta che i grandi pannelli asiatici non faranno mai. Perché per loro sei un numero. Un ID ordine. Fine.
Io invece ti consiglio:
- quale servizio conviene usare
- quale ha meno drop
- quale ha refill garantito
- quale è più stabile nel tempo
Non ti vendo “il più economico”. Ti vendo quello che, secondo la mia esperienza, ti farà perdere meno tempo e meno soldi.
Il tempo è la risorsa che nessuno considera
Questa è la parte che molti non capiscono.
Quando un ordine va male e nessuno ti risponde, tu non perdi solo quei pochi dollari. Perdi tempo. Perdi energie. Perdi concentrazione.
E il tempo, a lungo andare, vale molto più di quei famosi cinque centesimi risparmiati all’inizio.
Gli ho detto ridendo — ma neanche troppo — una cosa vera:
“Guarda che nemmeno tua sorella ti risponde la domenica. Io sì.”
Ci siamo fatti una risata. Ma il concetto è passato.
Qualità contro quantità: due modelli opposti
I pannelli asiatici puntano su volumi enormi. Migliaia di clienti, margini minimi, automazione spinta.
Il mio modello — e quello di pochi altri in Europa — è diverso:
- meno clienti
- più rapporto umano
- più controllo sui servizi
- più responsabilità
Questo ovviamente ha un costo. Ma è un costo che ha un senso.
Perché quando qualcosa va storto, non ti ritrovi a parlare con un bot. Parli con me.
La conclusione non l’ho data io
La cosa più interessante è che non sono stato io a “chiudere” il discorso.
Dopo aver ascoltato tutto, il cliente mi ha detto: “Le tue parole sono sacrosante. E sono vere.”
Ed è lì che capisci che non stai vendendo un servizio. Stai vendendo fiducia.
Ora, certo, posso solo sperare che torni a fare grossi acquisti da me. Ma anche se non lo facesse subito, so una cosa: quando avrà un problema serio altrove, si ricorderà di questa conversazione.
Perché ho scelto consapevolmente di non competere solo sul prezzo
Potrei abbassare i prezzi. Potrei limare ancora qualche centesimo. Potrei fare dumping.
Ma a che prezzo, davvero?
Alla perdita di assistenza? Alla perdita di qualità? Alla perdita di rapporto umano?
No, grazie.
Preferisco perdere il cliente che guarda solo il prezzo, e tenere quello che capisce il valore di avere qualcuno dall’altra parte.
Perché i servizi SMM non sono solo numeri su uno schermo. Sono strumenti che incidono su progetti, business, lavoro reale.
E quando qualcosa incide sul tuo lavoro, sapere che c’è una persona pronta ad ascoltarti fa tutta la differenza del mondo.
Questo è il mio modo di lavorare. Non è il più economico. Ma è quello in cui credo.
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